Pensando a quanto avessi procrastinato nel fare un backup del mio archivio di immagini digitali mi sono reso conto che era arrivato il momento di farlo. Proprio in quel momento ho notato che iniziavano a corrompersi alcune cartelle sul disco, non permettendomi più di accederci. Mi precipitai allora a procurarmi un adattatore per dischi fissi e decisi finalmente di copiare tutto il materiale salvabile su un vecchio disco che era lì prendere polvere. Iniziai a copiare tutto ma dopo qualche minuto smise di funzionare, lasciando sull’altro solo dieci fotogrammi, tutto ciò che era rimasto di più di un anno e mezzo di archivio. Byte che sarebberero potuti diventare qualsiasi cosa. Un avviso di errore e tutto è andato. La perdita di un archivio è un evento profondamente significativo, poiché mette in luce la fragilità della memoria collettiva e personale. Un archivio, che sia fisico o digitale, non è solo una raccolta di immagini e documenti, ma una testimonianza tangibile delle esperienze, delle emozioni e delle storie che vi sono racchiuse. Quando si perde un archivio, si perde una parte di quel legame con il passato che aiuta a dare senso al presente e a costruire il futuro. Questa perdita induce a riflettere sul valore intrinseco delle immagini e dei ricordi: sono più che semplici dati poichè rappresentano momenti di vita, identità, cultura e relazioni umane. Inoltre, ci fa interrogare sulla nostra capacità di preservare tali memorie in un’epoca di costante digitalizzazione e di rapida obsolescenza tecnologica. Quanto possiamo fare affidamento su supporti apparentemente solidi e quanto dovremmo investire in una cultura di conservazione più resiliente e creativa? Siamo convinti che poter archiviare tante informazioni, ormai tutte traslate in file in una piccola scatoletta, possa essere di grande aiuto a partire dallo spazio che le cose fisiche occuperebbero e dal risparmio dei materiali per produrre una grande quantità di oggetti. Abituati ormai a vivere un’ abbondanza smisurata alla quale non siamo più capaci di dare un posto nel mondo reale, è come se stessimo facendo uno zapping di esperienze. Per superare lo shock della perdita sono ripartito da quelle immagini ed ho eliminato i file dopo averle stampate. Ho deciso quindi di creare qualcosa di nuovo e costantemente mutabile, manipolando le stampe con tutti i mezzi a disposizione e alterandole molteplici volte, arrivando a snaturare il loro contenuto o dandogliene uno nuovo.